Dalla definizione di tensione come integrale del campo elettrico alle Leggi di Kirchhoff, introducendo i postulati a parametri concentrati.
Data una linea orientata $\ell$ (un percorso che unisce due punti A e B), si definisce tensione elettrica $v(t)$ l'integrale di linea del campo elettrico lungo il percorso. L'unità di misura è il Volt (V), che corrisponde al Lavoro per unità di carica (Joule/Coulomb).
Se la linea $\ell$ è un percorso chiuso, in regime non stazionario (es. campo magnetico variabile nel tempo), il campo elettrico non è conservativo e l'integrale di linea definisce la forza elettromotrice data dalla circuitazione:
Se il conduttore si sta anche muovendo all'interno di un campo magnetico $\vec{B}$ con velocità $\vec{v}_\ell$, si somma la cosiddetta forza elettromotrice mozionale:
Strumento che misura la tensione ai suoi capi senza perturbare il sistema. Si inserisce in parallelo. Un voltmetro ideale si comporta in modo equivalente a un circuito aperto (corrente assorbita nulla, $i = 0$).
Strumento che misura la corrente che lo attraversa senza perturbare il sistema. Si inserisce in serie. Un amperometro ideale si comporta in modo equivalente a un cortocircuito (tensione ai suoi capi nulla, $v = 0$).
La teoria dei circuiti adotta il modello delle reti elettriche a parametri concentrati (lumped elements). Si assume che l'intero sistema possa essere scomposto in componenti discreti idealizzati collegati da conduttori perfetti. Le approssimazioni alla base sono:
Le conseguenze dirette del modello a parametri concentrati sono due leggi assiomatiche di conservazione che governano l'analisi di qualunque rete: KVL e KCL.
Deriva dall'ipotesi che la circuitazione del campo elettrico all'esterno dei componenti sia nulla (modello conservativo).
Deriva dall'ipotesi che la carica non si possa accumulare nei nodi (legge di continuità a maglie rimpicciolite ai nodi).